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Gustavo Vitali in una foto da bambinoChi sono 

Sono nato a Milano il 4 agosto. Tralascio l’anno perché su questo argomento sono un tantino ritrosetto, come le donne d’una volta. Pertanto aggiungo a lato una mia foto … non recentissima.

Da circa quarant’anni vivo a Bergamo, dove sono nati i miei figli Federico e Claudio. Se non mi conoscete di persona, vi dirò che vi siete persi il meglio perché, oltre alla ritrosia sull’età, soffro anche di una certa vanagloria su tutto il resto.

Scherzi a parte, escluso i figli che ho davvero e la foto nella quale sono proprio io da bimbo, se avrete la compiacenza,  diciamo pure la pazienza tout court, di continuare a leggere, scoprirete le passioni che hanno caratterizzato la mia vita. Forse troppe. Due in particolare: la scrittura e la storia, senza essere affatto uno scrittore o uno studioso nel senso professionale dei termini. Sono stato e rimango un dilettante nella prima, nella seconda e pure in tutte le altre.

Nostalgie

Tra le tante nostalgie dei migliori momenti del mio passato soprattutto ricordo gli anni del liceo e dell’università, ma non come luogo fisico e neppure come contesto culturale, perché negli studi non ho mai eccelso e non ho perso occasione per disertare le aule. Nessuno ha mai parlato di me come un ragazzo lodevole. Piuttosto, l’abusata definizione degli insegnanti di allora (non so se la usano ancora oggi), quando si trovavano di fronte a certi elementi, con me è stata una raccapricciante ricorrenza: “È un ragazzo intelligente, ma non si applica abbastanza!” Hanno avuto una qualche ragione.

Quindi i miei ricordi più belli sono del tutto esterni a strutture e situazioni di cui pocanzi, ma su questi non voglio tediarvi oltre. Peraltro detesto il clima dei “bei tempi andati”, che poi belli del tutto non lo sono mai davvero, perché qualche disillusione, qualche sofferenza, insomma qualche magagna immagino sia piovuta su tutti noi anche nei periodi più felici.

Gli studi

Dopo il liceo scientifico dal quale, come avrete facilmente immaginato, sono uscito per il rotto della cuffia, ho frequentato la facoltà di Scienze Politiche presso l’Università Statale di Milano seguita da una breve incursione in quella di Lettere e Filosofia. Devo confessare che ai primi facili entusiasmi è subentrata presto una certa riluttanza: ottimi voti nei corsi di storia moderna, contemporanea, medievale e simili. Decisamente striminziti in tutto il resto, dove me la sono cavata grazie anche all’aiuto dei compagni, almeno fintanto che non si sono stancati di portarmi a rimorchio. Con alcuni di loro ho stretto un’amicizia che dura ancora oggi, anche quando altri eventi ed esigenze hanno obbligato ciascuno di noi a scegliere la propria strada, un’evoluzione del tutto normale nella vita di gente normale.

Per lo più sono incappato nella Milano sessantottesca, quella passata alla storia come il periodo della “contestazione globale” e tutto quanto sarebbe seguito, compresi i cosiddetti “esami di gruppo”. Forse i più vispi tra voi hanno capito, i coetanei di certo. Grazie alla “rivoluzionaria innovazione” ce l’ho fatta a superare a pieni voti quello di sociologia, ma non è bastato.

Circa il resto, sono rimasto perplesso quando mi sono reso conto come allora essere “di sinistra” fosse diventata più una moda che una convinzione, quando con l’eskimo addosso e il libretto rosso in tasca, insieme ai proletari, incontravi perfino rampolli dell’alta borghesia. Mao Tsetung mi è rimasto indifferente e non ho mai letto i suoi libri; la politica un pianeta sconosciuto, incompreso e detesto le mode con tutto il cuore. Tuttavia devo riconoscere un aspetto importante del ’68, almeno secondo me, vale a dire che in generale ha portato a positivi mutamenti nella scuola e nella società che altrimenti avremmo atteso per decenni.

Risultato: niente laurea, anche perché nel frattempo sono stato risucchiato nell’attività di famiglia che è diventata la mia per molti anni. Nel contempo, leggere libri di storia, affiancato poi da cassette VHS, da DVD e da ultimo i programmi di RAI Storia, è rimasta una costante, come quella di scrivere.

Volare

È scoccata poi la scintilla del volo libero, quello senza motore in parapendio e deltaplano, sulle ali del vento e delle masse d’aria ascensionali. Dura ancora oggi e nel mondo del volo ho scoperto persone che mai avrei immaginato avessero potuto entrare nella mia vita, figure genuine, entusiaste, simpatiche. Quasi assenti le eccezioni.

Ho deciso di collaborare alla crescita di questo mondo sconosciuto alla maggioranza e anche un poco emarginato, mettendomi a disposizione dell’associazione alla quale sono iscritto, Volo Libero Bergamo. Ne ho costruito e mantenuto il sito in modo goliardico e dissacratorio, lo stile di scrittura che penso mi riesca meglio. Pare che sia stato apprezzato nonostante qualche eccesso e pure taluni svarioni.

Con gli anni il tono è andato affievolendosi, gli interventi si sono rarefatti, il sito è diventato un mostro ingovernabile di quasi 300 pagine e penso che un restyling ci starebbe tutto. Disgraziatamente, come leggerete, la mia testa sta da tempo volando altrove.

Ho inaugurato, se così si può dire, l’ufficio stampa della FIVL, Associazione Nazionale Italiana Volo Libero. Dal 1999 ho diramato ai media oltre 250 comunicati stampa nella stragrande maggioranza ancora attivi a questo link. Continuo tutt’oggi e mi occupo anche della comunicazione interna di questa associazione, la più grande d’Italia a occuparsi di volo libero.

Circa la mia passione per la scrittura, in questo caso coniugata con quella per la storia, vi rimando volentieri al sito del mio primo libro: Il Signore di Notte.

Grazie per la sopportazione

Gustavo Vitali 



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